Studio+com Commercialisti Associati - Modena Vignola Spilamberto - Evasometro 2019

Con la fine del mese di agosto è partito, in via ufficiale, l’ Evasometro 2019, il nuovo strumento di controllo sviluppato dall’Agenzia delle Entrate che avrebbe in teoria l’obiettivo di migliorare il processo di individuazione degli evasori fiscali tra i privati cittadini, avviando una serie di controlli incrociati che, sulla carta, dovrebbero garantire la possibilità di rintracciare possibili irregolarità in modo rapido ed efficace.

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Evasometro 2019

Con la fine del mese di agosto è partito, in via ufficiale, l’ Evasometro 2019, il nuovo strumento di controllo sviluppato dall’Agenzia delle Entrate che avrebbe in teoria l’obiettivo di migliorare il processo di individuazione degli evasori fiscali tra i privati cittadini, avviando una serie di controlli incrociati che, sulla carta, dovrebbero garantire la possibilità di rintracciare possibili irregolarità in modo rapido ed efficace.

Ecco come funziona l'Evasometro

L’Evasometro  è il nuovo strumento dell’Agenzia delle Entrate che ha come obiettivo quello di individuare i possibili evasori fiscali tra i privati cittadini avviando una serie di controlli incrociati che, in linea teorica, dovrebbero garantire una maggiore efficacia del processo di identificazione di irregolarità fiscali. Il nuovo strumento, entrato in azione in questi giorni, dovrebbe garantire un miglioramento dei controlli fiscali.

Il nuovo Evasometro va ad aggiungersi al redditometro, sospeso con il Decreto Dignità lo scorso anno ma ancora in vigore per gli anni arretrati sino al 2015, con l’obiettivo di stanare gli evasori fiscali andando ad individuare, in modo più rapido ed efficace, tutte le possibili irregolarità di natura fiscale che riguardano i privati cittadini.

Ideato nell’oramai lontano 2012, durante il Governo Monti, con il nome di Risparmiometro, il nuovo Evasometro ha impiegato diversi anni prima di diventare realmente operativo. L’utilizzo di questo nuovo strumento abbinato all’introduzione della fattura elettronica e dello scontrino elettronico rappresenta un’importante risorsa per recuperare buona parte dell’evasione fiscale.

Secondo le prime stime che come sempre sono frutto di loro elucubrazioni mentali, l’azione combinata di questi strumenti dovrebbe garantire allo Stato la possibilità di recuperare tra i 10 ed i 15 miliardi di Euro all’anno.

Vediamo, quindi, come funziona l’Evasometro e, in particolare, come funzionano i controlli sui conti corrente che rappresentano il punto centrale dell’algoritmo sviluppato per individuare potenziali evasioni.

Come funziona l’Evasometro

Uno dei punti centrali dell’Evasometro è rappresentato dai controlli sui conti correnti dei contribuenti che verranno analizzati al fine di poter individuare, rapidamente, potenziali evasioni fiscali grazie ad un’analisi che confronterà i dati delle dichiarazioni dei redditi con le spese sostenute.

Il funzionamento dell’Evasometro è basato su di uno specifico algoritmo che, grazie alla possibilità di incrociare i dati dei movimenti bancari, analizzando i conti correnti, e i dati delle dichiarazioni dei redditi che vengono comunicate al fisco, sarà in grado di fornire informazioni precise in merito a possibili evasioni fiscali.

L’algoritmo alla base dell’Evasometro dovrebbe caratterizzarsi per margini d’errore molto ridotti e per la possibilità di individuare, rapidamente, i potenziali significativi evasori grazie all’incrocio di diverse banche dati. I risultati delle analisi dell’algoritmo faranno scattare le verifiche aggiuntive della Guardia di Finanza che avrà il compito di controllare le anomalie rilevate dall’Evasometro.

Sarà poi come sempre compito del contribuente fornire le documentazioni necessarie per giustificare le anomalie rilevate dall’algoritmo dall’incrocio delle varie banche dati che vengono utilizzate dall’Evasometro per ricercare possibili evasori fiscali o irregolarità, di vario tipo, nelle dichiarazioni.

Come si svolge l’analisi dell’Evasometro

I dettagli del funzionamento dell’algoritmo, chiaramente, non sono noti ma l’analisi dell’Evasometro segue precisi fattori che rappresentano i punti di riferimento principali per poter individuare eventuali tentativi di evasione o comunque delle irregolarità nei dati comunicati al fisco.

Il punto centrale dell’Evasometro è rappresentato dal controllo dei conti correnti che vengono analizzati, nel dettaglio, per verificare la presenza di potenziali anomalie che potrebbero essere correlate ad un possibile rischio di evasione fiscale. Dall’analisi del conto corrente, infatti, l’algoritmo è in grado di rilevare i vari movimenti andando poi a confrontare i risultati con i dati della dichiarazione.

Tra i principali elementi che vengono considerati nell’analisi operata dall’Evasometro ci sono le entrate le uscite mensili del conto corrente. Globalmente, infatti, l’analisi di queste voci rappresenta un punto di riferimento molto importante per valutare la presenza di anomalie rispetto ai dati della dichiarazione dei redditi. C’è poi da considerare anche l’analisi di altri fattori come la giacenza media del conto corrente stesso.

Il compito dell’algoritmo alla base dell’Evasometro è proprio quello di individuare la presenza di discrepanze significative tra i dati dichiarati e i dati rilevati dall’analisi stessa. L’individuazione di tali discrepanze, non giustificate dall’incrocio con i dati fiscali, farà scattare ulteriori controlli e tutte le verifiche del caso. Il contribuente, quindi, dovrà fornire prove e documenti in grado di poter chiarire le anomalie rilevate dall’Evasometro.

Chi verrà segnalato alle autorità competenti, dunque, dovrà dare prova di non aver commesso nessuna azione fraudolenta e, documenti alla mano, dimostrare la provenienza lecita dei redditi non dichiarati al Fisco. Prima che scatti l’alert, comunque, altri dati dovranno essere valutati e incrociati con quelli rivelati dall’Evasometro. È possibile, per esempio, un aumento improvviso delle entrate sia dovuto ad un lascito ereditario o ad una donazione. L’onere della prova, comunque, spetta sempre al contribuente in caso di avvio delle indagini.

Al momento le prime simulazioni saranno effettuate su una serie di conti corrente presi a campione e intestati a persone fisiche. L’anno d’imposta di riferimento è il 2014, poiché grazie al confronto tra le informazioni fornite dagli istituti bancari e la banca dati di Sogei (società di Information and Communication Technology del Ministero dell’Economia e delle Finanze) sarà possibile ricostruire la posizione finanziaria dei contribuenti fino a quella data.

L’intenzione, poi, è quella di estendere i controlli fino a regime (ovvero fino ai giorni nostri) ma, per far sì che dalla sperimentazione si passi ai fatti, è necessario aspettare l’intervento dell’Esecutivo. Spetterà quindi al Governo giallo – rosso definire adesso tempi e modalità di azione in questo senso. Per quel che sappiamo, comunque, al momento sia Pd che M5s si sono detti propensi a seguire la linea della digitalizzazione degli strumenti del Fisco come strumento di contrasto all’evasione.

Ti aspettiamo in una delle nostre sedi a Modena, Vignola e Spilamberto.

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